Mille Miglia 1927-1957

LA MILLE MIGLIA LE ORIGINI

La corsa chiamata "Mille Miglia" nasce per rispondere ad esigenze contingenti ed è integrata in quel momento storico. Una delle esigenze contingenti si può definire "integrazione tra autoveicolo e strada". Le strade sono a dire poco disastrose, piene di buche, insidiose per chiunque usi un veicolo motorizzato. In una memoria Enzo Ferrari scrive: "curve nella curva", ovvero, evitare con delle curve, in curva, le buche presenti. Un'altro problema è la polvere. Oggi non esiste l'inconveniente, ma all'epoca era uno dei "nemici" che un'automobilista doveva tenere sempre presente. Da questo breve quadro emerge un'Italia povera, per molti aspetti arretrata, ma non per questo senza stimoli. Le spinte moderniste presenti nella élite intellettuale dall'inizio degli anni Dieci e riflesso nella maggioranza della società italiana soprattutto dopo la prima guerra mondiale, trovano il loro naturale sbocco nelle automobili come meccanica e nella velocità come fine, (tenendo presente che per la stragrande maggioranza della popolazione l'automobile è un lusso, e come tale, è forse, il primo sogno di massa). Si può ben dire che si fa strada l'esigenza di dimostrare che l'automobile è in grado di favorire il trasferimento rapido e su lunghi percorsi di uomini e cose. A grandi linee queste sono alcuni aspetti sociali che hanno favorito la nascita della corsa, ma esistono anche motivi prettamente sportivi. Negli anni Venti, esistevano in Europa svariate gare automobilistiche sul genere Gran Premio, però nel 1926 erano in profonda crisi. Ci vuole una soluzione che rimetta in moto la macchina sportiva e che stimolino le Case Produttrici. Si guarda con interesse ad un genere di competizione come le "24 Ore di Le Mans". In Italia sono presenti svariate industrie automobilistiche, ed anche qui il problema è sentito. Quattro persone Giovanni Canestrini, Renzo Castagneto, Aymo Maggi e Franco Mazzotti in un incontro avvenuto il 2 dicembre 1926 danno vita all'idea della "Coppa delle Mille Miglia". Caratteristiche di base sono: prova di velocità pura, vetture da turismo, percorso di circa 1600 Km., quanti sono quelli che ci sono in un tragitto Brescia-Roma-Brescia. Nessun'altro limite perché la velocità nello sport dell'automobile come nella vita è la più pura e la più immediata espressione della potenza di un motore, della riduzione della resistenza al moto e quindi, dei progressi in campo aerodinamico ed economico, e non ultimo, della bravura di un pilota. Si pone una domanda: Perché Brescia? Perché dall'inizio del secolo fino alla creazione dell'autodromo di Monza avvenuta nel 1922 Brescia era la capitale dello sport automobilistico. In tutto questo si inserisce l'appoggio determinante del fascismo, sempre attiva a farsi propaganda per dimostrare al mondo quanto l'Italia sia all'avanguardia. La gara si compone di due categorie di partecipanti: una formata dai campioni con le loro automobili da favola e gli altri che dalla loro hanno solo lo spirito dilettantesco. Questo mix alla lunga si dimostrerà vincente perché coinvolgerà tutti gli strati della società italiana, ed infatti si formeranno circoli di appassionati sia fuori che dentro le scuderie. Per alcuni l'unica corsa che conta sono le Mille Miglia. Come si può dedurre, la gara alimenta il fenomeno di costume e fenomeno di costume di anno in anno la rende viva e corposa.

Le Otto Vittorie Ferrari


Biondetti-Navone Ferrari 166 S 1948

Biondetti-Salani Ferrari Tipo 166MM 1949


Marzotto G.-Crosa Ferrari 195 S 1950


Villoresi-Cassani Ferrari 340 America 1951

Bracco-Rolfo Ferrari 250 S 1952


Marzotto G.-Crosa Ferrari 340 MM 1953


Castellotti Ferrari 290 MM 1956

Taruffi Ferrari 315 S 1957



  By PAOLO BARONCINI
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