Il giorno del Gran Premio alla Tosa


È un giorno che attendo con pazienza, perché a me, Ferrarista sfegatato, questo avvenimento regala emozioni profonde. È un punto, quello della curva della Tosa, che ritengo il migliore di tutto il circuito di Imola, sia dal punto di vista visivo, che da quello emotivo, perché vi si verificano spesso gli episodi piu' significativi della gara. Di solito albeggia a malapena quanto parto, sento ancora la stanchezza del giorno precedente, passato ad assistere prove e gare di contorno, stanchezza che sparisce appena imbocco la via Emilia e vedo la carovana di auto e pullman con le targhe piu' disparate dirette a Imola; da quel momento entrano in me l'atmosfera della gara, l'ansia, e il desiderio di vedere vincere la rossa. Giunto al circuito e parcheggiata l'auto nei pressi della Variante Alta, m'incammino verso la fatidica tosa. Entro dall'ingresso della Piratella: in quel punto c'è un passaggio stretto, delimitato dal muro perimetrale e dalla recinzione della pista e qui trovo il primo impatto con la realtà; gente bivaccata alla meglio, barbe lunghe, facce abbacchiate che denotano una lunga permanenza in quelle condizioni. Procedo con circospezione per non pestare mani e piedi; finalmente terminato il passaggio, tutto d'un tratto appare la muraglia umana che copre tutto il pendio sopra la pista e subito mi assale il timore di non trovare un posticino buono in mezzo a quella bolgia. Trovata la sistemazione incomincia l'attesa, sei o sette ore, ma il tempo passa comunque abbastanza veloce tra letture di giornali, conversazione, qualche panino, le prove libere, la gara di contorno, qualche episodio curioso che non manca mai, fino a quando arriva l'ora fatidica. Alle quattordici quando le macchine entrano in pista per prendere posto nella griglia di partenza comincia la vera passione: passano tutti una dopo l'altra, uno sguardo di curiosità o di invidia nel caso delle Mc Laren , ma per le Ferrari è un'esaltazione generale. Quando le macchine hanno preso posizione e spengono i motori, si diffonde ovunque un silenzio quasi irreale . I minuti che mancano alla partenza trascorrono in una crescente eccitazione di tutti, io sento le mie pulsazioni aumentare. Finalmente si riaccendono i motori; è la volta buona, fatto il giro di ricognizione e ripresa posizione, si attende la partenza; il regime dei motori sale al massimo; "partiti" è un unico grido, si attende col cuore in gola che le macchine appaiono dalla curva del Tamburello, sono attimi terribili che si scaricano in un boato possente se le rosse sono tra le prime o in un moto di delusione, che per mè è dolore se sono indietro. I giri si susseguono veloci, non ne tengo il conto perché la gara è quasi sempre avvincente, si alternano emozioni contrastanti dovute ai numerosissimi episodi che si succedono in quel punto, sorpassi, rotture, fino a quanto le macchine passano lentamente ed il vincitore saluta esultante. È da troppo tempo che il mio ritorno a casa non è altrettanto esultante, mi rimane un urlo in gola, è l'urlo della vittoria che però sento vicina.

La muraglia della Tosa