Premio Ferrari Club Forlì 2005

Giovanni Cremonini
Ci sono poche persone che possono vantare una conoscenza di Enzo Ferrari così lunga ed approfondita come nel caso di Franco Gozzi: tanto che nei rapporti tra la Ferrari ed i giornalisti si considerava da anni l’identità di vedute tra il “Drake” ed il suo capo ufficio stampa fosse totale. Franco Gozzi è nato a Modena il 29 novembre del 1932 e si è laureato in giurisprudenza sempre a Modena. Nel 1959 ha conosciuto Enzo Ferrari ed è stato assunto nell’agosto del 1960. E’ sposato ed ha un figlio ed una figlia. All’inizio ha fatto parte della segreteria di Enzo Ferrari, poi dal 1962 è diventato capo ufficio stampa e, di fatto portavoce ed il filtro con l’esterno in tutte le occasioni in cui lo stesso Enzo Ferrari non voleva trattare direttamente. Dal 1968 e fino alla metà del 1970 ha ricoperto anche l’incarico di direttore sportivo della squadra corse della Casa di Maranello. In realtà è stato più di un Capo ufficio stampa, ma un vero e proprio confidente dal momento che il suo ufficio era a fianco di quello di Enzo Ferrari e, del suo datore di lavoro conosceva praticamente tutti i problemi. Le principali doti di Franco Gozzi, essenziali per rimanere così a lungo in una posizione tanto importante e delicata, sono la riservatezza e la sensibilità che si trovano unite ad una buona dose di simpatia ed umorismo: si dice che lui riesce a non dare notizie lasciando l’interlocutore ugualmente contento e quasi riconoscente. E bisogna ammettere che la sua attività è stata sempre più importante in questi ultimi anni in cui la celebrità di Enzo Ferrari aumentava, mentre la sua resistenza fisica diminuiva, e di conseguenza, era necessario dosare la sua disponibilità nei confronti altrui, anche se occorre dire che Enzo Ferrari è stato fino all’ultimo il regista di se stesso. Ha collaborato alla realizzazione di tutti i libri pubblicati da Enzo Ferrari dalle Mie gioie terribili fino a Piloti che gente. Dal 1992 è responsabile dell’ufficio Relazioni Estere della Ferrari S.P.A.



  By PAOLO BARONCINI